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Milano, l’avanzata degli uffici diffusi: cresce il coworking della porta accanto

Da coworking a nearworking


Più che coworking, si dovrebbe chiamare nearworking. Crescono in modo esponenziale gli uffici delocalizzati per supportare i lavoratori milanesi, che in casa non riescono a lavorare come vorrebbero.


Da un lato cresce la paura dei contagi, che sprona le aziende a lasciar lavorare i propri dipendenti in smart working, dall’altro però, sei persone su dieci hanno difficoltà a lavorare da casa. Un’ottima risposta a questa problematica sono gli spazi dedicati al coworking, i quali si inseriscono a pieno titolo nella logica della città dei quindici minuti, permettendo ai lavoratori di sentirsi più sicuri, evitando di prendere mezzi pubblici per lunghi tragitti, ma allo stesso tempo di sentirsi motivati, non rinunciando a creatività e innovazione nello svolgimento delle loro attività lavorative quotidiane. Non solo i lavoratori, ma anche la città trae vantaggio dall’aumento degli spazi dedicati al coworking, in termini di sostenibilità, traffico e inquinamento.


I nuovi spazi milanesi




Da via Mazzini, passando per piazza Cordusio, via Gluck e Viale Lunigiana. Oltre 120 gli spazi dedicati al coworking in città.


Ad oggi, gli spazi dedicati al coworking a Milano sono oltre 120, diverse ricerche affermano che nel 2020 il 48% di loro si è rimpicciolito, altri uffici sono nati e in generale, il mercato sembra interessante. A tal proposito afferma Mariotti, docente di Economia urbana e regionale presso il Dastu-Politecnico: «il lavoro a distanza, utilizzato in modo opportuno e non più esclusivo come durante il primo lockdown, man mano che la città torna ad aprirsi, porta alla scoperta dei quartieri di residenza anche come luoghi di socialità lavorativa, e questo non può che far bene alla nostra città».


In generale, con la crescita di questi spazi condivisi ne guadagna sia la città in termini di inquinamento e sostenibilità, ma soprattutto i lavoratori, che trovano uno spazio per realizzare al meglio le loro mansioni lavorative. Dal punto di vista della pandemia in atto, rispetto al coworking tradizionale, in questo caso il turn over è molto meno marcato perché le postazioni diventano in qualche modo «fisse» nel medio termine. E' dunque evidente come la pandemia stia ridisegnando la geografia del lavoro, in una direzione che sembra essere duratura, non transitoria.


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